LOCANDINA
La Trinità – fondamento e modello delle relazioni fraterne

 

download AUDIO

 

ALCUNE PAROLE CHE RIGUARDANO LA TRINITÀ

  1. Natura

Risponde alla domanda “cos’è?” Indica l’essenza di una cosa, in relazione alla sua origine. La natura di Gesù rimanda al mistero di Dio Padre suo: “Da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma Lui mi ha mandato” (Gv 8,42). Lo stesso vale per lo Spirito: “Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre… ” (Gv 15,26). Quindi la “natura” indica l’essenza di una cosa, ciò per cui una determinata realtà è ciò che è, a differenza dalle altre, l’insieme delle regole che la costituiscono e secondo cui opera.

  1. Sostanza

Risponde alla domanda “cosa c’è di essenziale, di cosa è fatta questa realtà nel suo fondamento?”. Indica ciò che di una realtà concreta rimane al di là del mutamento, la sua realtà profonda al di là delle apparenze (sub-stare, stare sotto e sostenere tutto il resto). La sostanza divina unica esprime ciò per cui Dio esiste in sé e per sé, nella sua pienezza di vita e di perfezioni. In tal senso si dice che il Figlio è “consustanziale” al Padre: tutto ciò che dico di Dio Padre (è onnipotente, misericordioso, eterno), lo devo dire anche del Figlio (e dello Spirito) tranne l’essere Padre. Proprio per quest’unità nella sostanza divina il Padre e il Figlio abitano l’uno nell’altro: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?” (Gv 14,10); e per la medesima ragione ci viene dato lo Spirito perché così: “saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv 14,20).

  1. Pericoresi o inabitazione reciproca

Per esprimere la profonda comunione nell’unica natura o sostanza divina di Padre, Figlio e Spirito, mettendone in luce il dono reciproco e quindi il profondo legame d’amore, la teologia parla di inabitazione reciproca delle persone divine o pericoresi. “Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre, tutto nel Figlio” (Concilio di Firenze, 1442, DS 1331).

  1. Persona

Risponde alla domanda “chi è?”. Il termine “persona” indica due cose: l’individualità e la relazione. In quanto individuo la persona dice una realtà unica e irripetibile, che esiste in sé (è se stessa) e per sé (si possiede) e quindi è centro di diritti inalienabili e di doveri. Ma un individuo è se stesso di fronte agli altri e quindi in relazione con loro. In Dio l’unica natura divina esiste da sempre in uno scambio di relazioni del Padre con il suo Figlio unigenito e prediletto (Me 1,11) e con lo Spirito, dono del Figlio che procede dal Padre (Gv 15,26). Ciascuna persona in Dio è identica con l’unica natura divina, ma è se stessa in relazione alle altre.

  1. Unione ipostatica (o personale)

I discepoli hanno riconosciuto in Gesù il Figlio di Dio e il Figlio dell’uomo, la vera natura divina (da Dio Padre) e umana (da Maria vergine) di Gesù. L’unico e medesimo Gesù è vero Dio e vero uomo. In Gesù divino e umano sono realmente uniti senza confusione e senza separazione. Come allora pensare all’elemento unificante, se l’unità è reale e sostanziale ma non in una nuova natura? Il punto di contatto e unità di “natura umana e divina” è la realtà personale del Figlio di Dio, per cui l’unione di umano e divino è un’unione personale (ipostatica), ossia è la singolare unione nell’unica persona del Figlio di Dio, generato dal Padre prima dei secoli e nato da Maria nella pienezza dei tempi.

                  Dio: Unità e Trinità

Quando pensiamo a Dio, dovremmo pensare all’amore. L’amore che unisce Padre, Figlio Gesù Cristo e Spirito Santo e che crea la comunione trinitaria come comunione di persone, relazione interpersonale,

E’ il realizzarsi, in un’esistenza divina, di una possibilità di relazione e di comunione radicalmente più alta e più completa di quella che noi realizziamo nelle nostre povere esperienze umane.

Dio sì, è diverso da noi, ma è anche una luce per quei pazienti tentativi di comunione che noi quotidianamente tentiamo di attuare.

                   La Pasqua rivela la Trinità

Dobbiamo guardare a Gesù dì Nazareth, alla sua vita, alla sua vicenda storica per capire ancora meglio la comunione trinitaria. Ciò che Cristo fa non è soltanto un’imitazione dell’amore di Dio, ma è un gesto umano che è proprio di Dio, appartiene a Dio. Gesù Cristo nel dedicarsi ai fratelli manifesta la vita intima di Dio perché Gesù Cristo è Dio che si dedica ai fratelli! Nella sua Pasqua Gesù ci ha fatto comprendere Dio e ci ha chiarito la relazione intima, totale, di piena comunione che ha con il Padre. Grazie a questo amore del Padre, Cristo ha avuto la forza di dare la vita. Nel momento stesso della Pasqua, Cristo ha donato lo Spirito Santo agli uomini portandoli a salvezza. Lo Spirito che è in profonda comunione con Dio e con il Figlio Gesù li rende presenti alla vita dei credenti e rende i credenti capaci della fede.

                   La Trinità e noi

Se la Pasqua di Cristo rivela la relazione trinitaria, essa manifesta però anche la struttura più autentica dell’uomo. A immagine di Cristo l’uomo è chiamato a compiere il dono della vita e, a immagine della Trinità, è chiamato ad essere sempre in comunione. L’uomo cerca la relazione, vuole la relazione e la Trinità gli dice che questa relazione può essere comunione profonda con i fratelli. Questa comunione, come nella Trinità, non deve annullare la differenza, ma custodirla e valorizzarla.

                   L’amore è da Dio

La scoperta più bella che possiamo fare nella nostra vita è la consapevolezza dell’essere amati da Dio: l’amore è “da Lui”, è innanzitutto un suo gesto gratuito. San Giovanni scrive: Cristo ha dato la vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3, 16). Quando ci si rende conto di essere amati da Dio diventa impossibile non cercare di rispondergli. “L’amore è da Dio” dice allora la consapevolezza che è un suo dono, la sua attenzione nei confronti di ogni uomo e di ogni donna, significa che la nostra capacità di amare trova in Dio non solo il suo modello ma anche la sua sorgente.

                   Un amore da vivere nella nostra vita

La carità, che nasce da Dio e ci è donata, chiede di essere vissuta nella quotidianità, ha bisogno di incarnarsi in scelte concrete, aprendo ogni persona a rapporti schietti e autentici, spingendo ciascuno alla ricerca del bene di tutti e aiutando a superare gelosie, invidie e la ricerca di un primato personale, ma l’amore che Dio ci fa sperimentare non si racchiude mai entro confini angusti: è aperto ad ogni persona e ad ogni situazione. L’amore vissuto dentro la comunità cristiana deve mantenersi “universale”, aperto a tutti, anche a chi non vuol condividere il cammino della fede.

                   Per essere segno di Dio Trinità nella storia

Dobbiamo essere sempre tesi a offrire una testimonianza vera, vivendo la carità. Per fare questo è necessario individuare alcune scelte, alcuni atteggiamenti che siano capaci di esprimere quell’amore che “è da Dio“: gratuità, accoglienza, solidarietà, povertà, rispetto… perché “… l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio …”(1Gv 4,7)