sette-chiese

Lo Spirito parla alla sette chiese. Catechesi sulle 7 lettere dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
fra Stefano P. FFB

Iniziamo oggi un ciclo di catechesi dal titolo: lo Spirito parla alle sette chiese. Faremo un viaggio ideale nelle 7 chiese a cui sono scritte delle lettere, scritte da san Giovanni e  che appunto si trovano nel libro dell’Apocalisse e che leggiamo, approfondiremo per comprendere il messaggio di Gesù risorto.

INTRODUZIONE

La prima domanda da porci è perché leggere l’APOCALISSE? La risposta la troviamo al proemio di questo libro, nel prologo, all’inizio al vs 3:

Beati coloro che leggono e ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che sono scritte perché il tempo è vicino….”.

Vi  è allora una beatitudine ben precisa legata a tutti coloro che ascoltano e leggono questa profezia. Coloro che leggono, coloro che ascoltano perché  dice Gv il tempo è vicino: Questa è la chiave per comprendere queste sette lettere   dell’APOCALISSE, il perché di leggerle, perché è importante leggere l’Apocalisse: perché il tempo è vicino.

 

Ma cosa significa che il tempo è vicino? Significa che noi entriamo in questo tempo di pasqua, tempo  nel quale il risorto si manifesta in mezzo a noi come ai discepoli di Emmaus attrravs la sua parola il suo corpo, ma  tutto il tempo dalla risurrezione di Gesù in poi è tempo pasquale perché è tempo in cui facciamo esperienza di lui attraverso la sua  parola e i suo corpo e il suo sangue, esperienza che diventerà piena nella Parusia , nel ritorno glorioso di Cristo. Noi aspettiamo la parusia.  Questo tempo è il tempo dell’attesa, della parusia, così vicina  non è tempo inutile è il tempo della Chiesa, tempo in cui  Gesù si fa presente visibilmente nel mondo attraverso la sua chiesa , è allora il nostro  tempo, il tempo in cui dobbiamo aspettare i suo ritorno, in cui dobbiamo fare, ognuno di noi deve fare  questa esperienza di un incontro vivo, vitale con il Signore risorto. Allora questo cammino con queste sette lettere  ci aiuteranno ad entrare sempre più in profonda  comunione con il Signore risorto.

 

Ma perché sette lettere e perché a queste comunità?  Questa sera abbiamo letto la lettera alla chiesa di Efeso. Le altre lettere sono indirizzate alla chiesa di Laodicea, Pergamo, Tiatira, Sardi, Smirne, Filadelfia . Tutte chiese dell’Asia Minore, la zona dell’attuale Turchia. Perché allora proprio queste città hanno queste sette lettere?

La prima risposta immediata  è che Queste città certo vantavano delle comunità cristiane fiorenti; non è però una risposta che ci soddisfa a pieno; infatti  non solo per questo pare essere il motivo per cui dovessero essere destinatarie di queste lettere. Infatti mentre Giovanni scrive queste lettere ci sono già tante altre comunità fiorenti dislocate nell’Asia minore; infatti non vengono menzionate altrettante comunità fiorenti: pensiamo a Colossi, Filippi (lettere di san paolo) etc. perché allora queste città, queste chiese?  Il segreto allora è nel numero 7. Noi sappiamo che  l’Apocalisse da importanza alla simbologia numerica e insieme a quella cromatica. Il numero sette nella teologia, mentalità ebraica è simbolo del tutto, della totalità. Scrivere a 7 chiese vuol dire scrivere a tutte le chiese, a  tutta la chiesa di tutti i tempi; ecco il motivo per cui noi ci accostiamo a  queste lettere, che sono delle profezie,  perché queste lettere sono scritte a noi, a noi chiesa, a noi comunità, queste lettere parlano a ciascuno di noi. Ma questo spirito che parla alla chiesa e parla a ciascuno di noi e quindi bisogna ascoltarle, in questo tempo così importante, il tempo del risorto, Gesù ha delle cose urgenti da dirci.  Esse sono delle profezie e Gesù in esse ci dice delle cose urgenti.

L’immagine migliore per tenere a mente tutto ciò che Gesù vuole dirci e vuole darci attraverso  queste profezie è questo candelabro Il candelabro a 7 braccia (Menorà) su cui sono poste sette candele che si mantiene, ma in realtà è un unico candelabro che si poggia su un unico braccio. Queste 7 chiese sono come un candelabro che si poggia su un unico braccio. Queste 7 chiese sono come questo candelabro:  espressione dell’unica chiesa universale. Sono espressione della nostra comunità, di ogni battezzato che si pone in ascolto della voce dello Spirito che parla.

 

Queste 7 lettere inoltre formano un tutt’uno, un  discorso unico, il discorso nel quale è chiaro un messaggio ben preciso:  il messaggio è: Gesù viene, è sempre più vicino.  Vedremo che nelle intestazioni di ogni lettera Gesù si presenta con un nome, con un simbolo che indica la sua venuta SEMPRE Più VICINA.  E per dire questo usa  delle immagini particolari:

alla chiesa di  Efeso si definisce come Colui che ha le sette stelle nella mano destra e cammina fra i sette candelabri d’oro.

A Smirne si definisce come colui che è il principio e la fine, come colui che era morto e ora vive per sempre.

-A Pergamo si definisce la spada a doppio taglio, quella della parola e in questo caso Gesù dice “ravvediti perché fra poco io verrò”.

-A Tiatira come colui che ha gli occhi fiammeggianti e anche qui dice “tenete saldo quello che possedete finché io venga”: c’è un progressione continua verso Gesù che si avvicina sempre più. Nelle lettere c’è sempre il costante richiamo al suo ritorno.

-A Sardi si definisce come colui che ha i 7 spiriti  e le sette stelle e dice che verrà come un ladro.

-A Filadelfia si definisce come la chiave di Davide  e che verrà presto.

-A Laodicea dice che sta alla porta e bussa: è ormai arrivato, è all’uscio di casa  e aspetta solo che gli apriamo. Tutte  le lettere ci dicono che lui è vicino, in maniera progressiva, che lui è con noi.

 

Cosa ci dicono in realtà queste lettere? Queste lettere dunque sono un vero e proprio trattato sul discernimento, cosa la chiesa, cosa la nostra comunità  deve fare nel tempo dell’attesa, cosa fare per accogliere  e aspettare, qual è il bene da fare, il male da evitare, cosa posso concretamente fare per non sprecare tale tempo, quale è il mio contributo, cosa posso fare attivamente perché questa attesa non sia sprecata? Questo allora è il senso delle 7 profezie alle 7 chiese e con questo spirito ci accostiamo a questi 7 brani dell’apocalisse per lasciarci ammaestrare dallo Spirito.

Alla chiesa di Efeso Apocalisse  2, 1-8, la profezia alla chiesa di Efeso.

Partiamo dunque dalla chiesa di Efeso. Anzitutto va detto che queste lettere hanno una struttura uguale. E’ una struttura rispettata rigidamente in   tutte e 7 le profezie alle sette chiese e hanno lo stesso schema, struttura che sarà rispettata sempre:

C’è l’indirizzo a chi sono rivolte,

l’attributo di chi parla,

l’approvazione per la chiesa,

l’accusa ad essa,

l’esortazione,

l’appello,

la promessa. 

 

Innanzitutto chiediamoci che città è Efeso. Se la prima delle profezie da parte di san Giovanni è rivolta ad Efeso non è un qualcosa di casuale:  Efeso  al 90-100 D.C. era una città fiorente,  importante da tanti punti di vista.  Commercialmente, luogo di scambio , importante culturalmente e di conseguenza religiosamente, un centro religioso fiorente.  C’erano molti culti, a molte divinità:  il culto ad ARTEMIDE con il suo tempio enorme considerato una delle 7 meraviglie e del mondo (117 colonne alto più di 20 metri), un tempio enorme.

La comunità cristiana di Efeso ebbe nobili natali: fu fondata da San Paolo e lui stesso scrive un a lettera agli efesini e vi era stato più volte.

-L’indirizzo.  Cosa dice l’indirizzo di questa lettera? “All’angelo della Chiesa di Efeso….”: Sempre all’inizio della profezia c’è il riferimento a quest’angelo. Chi era? Probabilmente l’angelo è il responsabile, al vescovo della comunità. Ma la lettera è indirizzata un po’  a tutta la comunità, a ciascuno  di noi. Allora l’angelo della chiesa di Efeso è in fondo  un po’ tutta la comunità: questa lettera è avviata a ogni cristiano.

-Gesù poi si definisce con un attributo:  colui che ha sette stelle sulla mano destra e cammina in mezzo a sette candelabri. Questa è un’espressione che ci riempie di grande speranza. Cosa sono le 7 stelle? 7 è il numero della totalità:  Le sette stelle siamo noi, ciascuno di noi siamo una di queste sette stelle, vuol dire che noi siamo nelle sue mani, viviamo per lui,  è una visione piena di speranza. Non solo Gesù cammina tra i 7 candelabri. Cosa sono? I  7 candelabri rappresentano tutte le chiese, tutta la chiesa, Gesù è colui che cammina accanto alla sua chiesa, è vicino noi, questo attributo ci dice vicinanza, grande amicizia verso di noi, condivisione della nostra storia. Colui per il quale ciascuno di ni è importante si fa nostro prossimo, si fa nostro amico

-Alla chiesa di Efeso c’è approvazione, c’è un complimento (si dicono sempre le cose positive all’inizio!) verso le sue opere, che sono tante,  sono opere belle: la costanza che si manifesta concretamente con  una continua conversione, purificazione e la fatica per la fedeltà (non sopporta i malvagi e quindi  vive in un continuo stato di conversione). “So che non sopporti i nicolaiti”, chi sono? Si parla di un gruppo di eretici (ricordiamo che siamo all’inizio della chiesa e la dottrina non è  ancora chiara e questo da adito al nascere di varie  eresie), molto forti, nicolaiti (prendono il nome probabilmente da uno dei 7 primi diaconi della chiesa nascente, appunto il diacono Nicola di cui   ne avevano mal compreso l’insegnamento dando così il via all’eresia). I nicolaiti avevano posizioni morali dubbie. Loro dicevano che quando si raggiunge la piena unità con Dio non si può più peccare: quindi qualsiasi cosa si fa non è più peccato quindi si può ben immaginare le conseguenze di un’affermazione del genere. Perciò Gesù dice alla comunità di Efeso che voi non vi siete fatti intrappolare da questa setta. Siete stati attenti.

 

-Però c’è un però nella comunità di Efeso, ecco  l’accusa: non c’è più l’amore di un tempo. Non è che a Efeso non  mancano le opere, anzi il Signore stesso le ha elencate,  ma manca  la spinta, l’amore  di un tempo. Mancano nella vita della comunità, di ciascun cristiano due elementi da cui è formato l’amore: lo stupore e la gratitudine….quando nel nostro rapporto con Dio mancano questi due elementi il nostro rapporto si va raffreddando,  e quando succede questo ecco allora comparire due radici cattive: la mediocrità  e la tiepidezza: essenzialmente questo è il problema di Efeso. Efeso è una comunità che si sente  già matura, già arrivata spiritualmente e quindi vive nella mediocrità e tiepidezza.

-Ed ecco l’esortazione. Gesù dice ravvediti, apri gli occhi, è una parola che rimbomba nel nostro cuore, non lasciarti avvolgere dalla tiepidezza altrimenti rimuoverò il tuo candelabro,  cioè minaccia Efeso di una conseguenza, non essere più un punto di riferimento per le altre  comunità. E lei lo era visto che fu fondata da san Paolo.

-Ecco però anche la promessa: “chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita che sta nel  paradiso di Dio” (vs 7)

Gesù promette uno stato di nuova beatitudine a colui che gli è fedele, di essere ristabilito nella stessa situazione, dignità di Adamo ed Eva, Gesù promette a coloro che si fidano di lui, che ritornano al suo amore quello che nemmeno i ns progenitori hanno avuto di essere nutriti da lui: mangiare dell’albero della vita.

Facciamo ora le ns considerazioni. Ora cosa dice lo Spirito a noi, a noi questa lettera? Il rischio è lo stesso della comunità di Efeso. Ci mette quindi in guardia davanti alla tentazione di sentirci arrivati, maturi spiritualmente, come la comunità di Efeso, di farci maestri degli altri quando in realtà siamo noi ciechi, tiepidi   e non abbiamo più l’amore di un tempo, mentre ci stiamo ripiegando su noi stessi pensando di essere arrivati chissà dove, e chissà chi, mentre invece ci siamo seduti per terra a non vogliamo più rialzarci. Il signore ci fa un’esortazione questa sera: ascolta ciò che lo Spirito dice al tuo cuore,  Gesù ci dice ravvediti, perché quando tu tornerai all’amore di un tempo,  allo slancio del tempo, di quando hai scelto di quando hai voluto camminare con me, anche tra le difficoltà,  quando hai scelto la vita di consacrazione, la vita di conversione e allora quando tornerai a quello slancio io farò per te ciò che non ho fatto nemmeno per Adamo ed  Eva ho fatto, tu mangerai dell’albero della vita, tu conoscerai la vita eterna, ciò che neppure loro han potuto conoscere.  Facciamoci  guidare dalle parole dello spirito, ammaestrare da questa promessa consolante,  ascoltatori allora della voce dello Spirito. Che la voce dello Spirito risuoni nel nostro cuore perché c’è bisogno di rialzarci per ricevere la promessa di Gesù per ciascuno di noi.