A tutti i frati cappuccini della Provincia di Puglia
Ai Fratelli e Sorelle della Fraternità Francescana di Betania, Terlizzi
Alle Sorelle Clarisse Cappuccine di Alessano
Fratelli e Sorelle OFS-Gi.Fra di Puglia e Basilicata
Loro sedi

NECROLOGIO DI FRA PANCRAZIO N. GAUDIOSO
Nato a Bari il 22.11.1926
Vestizione a Alessano il 13.5.1942
Prof. Temporanea ad Alessano il 19.6.1943
Prof. Perpetua a Loreto il 23.11.1947
Ordinazione sacerdotale il 18.3.1973
Deceduto il 3.1.2016
Funerali il 5.1.2016
Sepolto nel cimitero di Casa Betania

Carissimi fratelli,
In questi giorni di Natale, in cui si rinnova la gioia della nascita del Figlio di Dio nella natura umana, nel giorno in cui facciamo memoria del suo santo nome, il Signore ha chiamato a sé il nostro fratello Pancrazio Gaudioso. Mi sono recato da lui pochi giorni fa e nonostante le sue condizioni di salute non fossero buone, continuava a mostrare quella pace, serena e abituale, per la quale tutti lo abbiamo conosciuto. Da tempo la sua salute era malferma, ma credo che nessuno di noi si aspettasse un precipitare degli eventi così rapido. Ricoverato a Terlizzi, poi trasferito a Molfetta per una terapia più intensiva, si è spento alla nostra vista in ospedale stamattina per entrare pienamente nella gloria del Figlio di Dio.
Un caro fratello è tornato alla casa del Padre, un uomo amato da tanti, un esempio che molti hanno scelto di seguire attratti dalla bellezza del suo carattere, in cui traspariva la presenza di Dio. Siamo grati al Signore per averlo donato alla nostra Fraternità e per tutto ciò che ha compiuto per mezzo suo.

Le tappe fondamentali della sua vita
Fra Pancrazio, al secolo Nicola Gaudioso, nasce a Bari il 15 novembre 1926 ultimo di sei figli. Dopo la morte prematura del padre Domenico, la famiglia si regge economicamente sul lavoro di sarta della mamma Giovanna, maestra ed esempio di sacrificio e di preghiera per i figli e le donne del quartiere.
La famiglia è segnata da un disegno singolare: la figlia maggiore Anna muore in seguito alla nascita di una bambina, che diverrà clarissa con il nome di suor Teresina nel monastero di Palestrina; l’altra figlia, Angela, diverrà suor Candida nel medesimo monastero dove, una volta cresciuti tutti i figli, si consacrerà anche la madre con il nome di suor Elisabetta.
Dei quattro figli maschi Leonardo è l’unico a sposarsi; Giuseppe diviene frate Cappuccino con il nome di fra Giocondo, missionario in Mozambico; Vito, lasciata la Marina militare, segue le orme del fratello missionario, con il nome di fra Giuseppe.
La via della consacrazione è però aperta da Nicola. Sebbene sia il più giovane, egli è il primo tra i fratelli ad entrare nella famiglia dei Frati Minori Cappuccini di Puglia all’età di tredici anni, il 10 dicembre 1939, giorno della Madonna di Loreto; veste l’abito religioso, come fratello laico, il 13 maggio 1942 con il nome di fra Pancrazio, professa i voti temporanei il 19 giugno 1943 ad Alessano in provincia di Lecce. Il 23 novembre 1947 emette la professione perpetua nella Santa Casa di Loreto, dove è arrivato l’anno precedente a servizio del Santuario.
Nel 1967 è trasferito nel convento dei Cappuccini a Bari e successivamente, nel 1969, a Recanati. In quegli anni frequenta i corsi di teologia presso lo studentato Cappuccino di Loreto per diventare sacerdote. Il 18 marzo 1973 viene ordinato presbitero nel Santuario di Loreto. Dopo alcuni mesi dall’ordinazione sacerdotale viene trasferito nel convento dei cappuccini a Civitanova Marche dove rimarrà fino al 1982, anno di fondazione della Fraternità che, inizialmente, prenderà il nome di ‘Casa Betania’.
Dal 1999 al 2011 Padre Pancrazio è stato il superiore generale della Fraternità Francescana di Betania.

Un ritratto di integrità
La storia che Dio ha scritto con la vita del nostro fratello è meravigliosa. Un ordinario frate cappuccino senza titoli e senza apparenze di rilievo, amante della piccolezza e della preghiera silenziosa, contento di servire i fratelli in cucina o nella cura degli ambienti comuni e del culto, che viene afferrato dal mistero di una grazia nuova per diventare un segno nella chiesa e un’attrazione potente verso la bellezza dell’intimità con Cristo. Sappiamo bene che egli non cercava nulla di più di quanto aveva ricevuto nella sua vocazione, cioè l’amore di Dio, il dono di potersi accostare a lui nella preghiera e il servizio sereno al prossimo. Il disegno divino lo ha poi coinvolto in cose straordinarie, ma egli è rimasto desideroso soltanto di essere trovato fedele in tutto davanti a Dio. Ho ascoltato per anni le sue confidenze e ho imparato ad apprezzare la sua piccolezza e ordinarietà. Non cercava cose grandi, ma si esaminava nelle piccole cose di ogni giorno, per cercare come piacere a Dio in tutto.
Ecco perché dico che egli è stato un “ritratto di integrità”, dove integrità significa fedeltà. Sempre pronto a schivare i complimenti, imbarazzato quando sentiva parlare di sé e di cose particolari che potevano essere attribuite alla sua mediazione. Un uomo di fede e di onestà, questo è stato padre Pancrazio, diventato strumento per attrarre molti alla nostalgia del cielo. Non ha attirato con le sue parole – tutti sanno come non amasse parlare e neppure predicare – ma col sorriso, con le sue frasi brevi e precise, con un gradevole umorismo e con la limpidezza di uno sguardo dolce. In un mondo fatto di tante parole, in cui chi vince lo fa con le parole, egli ha conquistato coi suoi occhi e con il suo silenzio. Dovremmo imparare tutti questa nobile arte dell’onesta integrità, della fedeltà allo spirito interiore e dell’umanità accogliente con misericordia.

L’incontro con san Pio da Pietrelcina
Fondamentale nella vita di fra Pancrazio è stata la presenza di p. Pio, come guida e ispiratore del “programma di vita”, che egli ha fatto suo e poi è stato assunto da tutta la Fraternità. Il “programma”, scritto da p. Pio sul retro di un’immaginetta, recita così: “Non sii talmente dedito all’attività di Marta da dimenticare il silenzio di Maria. La Vergine Madre che sì bene concilia l’uno e l’altro ufficio ti sia di dolce modello e di ispirazione”.
Padre Pancrazio parlava volentieri di p. Pio. Un po’ tutti parliamo del santo di Pietrelcina, ma facilmente lo facciamo per esaltare gli aspetti eccezionali e raccontarne i miracoli. Per fra Pancrazio, invece, egli era un uomo da seguire e imitare specie riguardo alla carità e alla preghiera. Nell’ascoltarlo raccontare le sue esperienze con uomini e donne di nota santità, mi meravigliava che li considerasse dei maestri da seguire e non semplicemente dei personaggi straordinari, utili per fare bei discorsi.
La spiritualità di padre Pancrazio era infatti molto concreta, diretta e fatta di cose semplici, piccole solo all’apparenza, come la sua attenzione a non mancare in nulla riguardo alla recita del breviario, la puntualità agli orari della vita comune, la fedeltà alla preghiera notturna, che non ha mai abbandonato neppure nel tempo della sua malattia, un modo di esprimersi abbreviato e incisivo, la pazienza ad ascoltare, per ore e ore, le tante persone che quotidianamente venivano da lui per avere una parola e la promessa di una preghiera. Anche questa attenzione a far bene le “piccole cose” diceva di averla imparata da p. Pio, che un giorno dell’anno 1950 gli tenne un luminoso discorso proprio sull’importanza delle cose piccole, a imitazione dello stile che si viveva nella casa santa di Gesù a Nazareth. Ecco, questi insegnamenti sono stati per fra Pancrazio non qualcosa da raccontare agli altri, ma qualcosa da vivere e su cui esaminarsi seriamente ogni giorno.

L’amore alla preghiera
Una chiara caratteristica della vita di padre Pancrazio è stata la preghiera. Tutto è iniziato, si è sviluppato ed è maturato all’interno di essa, con un lungo tempo di preparazione silenziosa nella santa casa di Loreto, di cui si è preso cura per oltre vent’anni (1946-1967), come fratello religioso dedito all’ordine dell’ambiente e all’accoglienza dei pellegrini. La sua preghiera cominciò ad attirare altre persone, giovani soprattutto, un po’ come accadde ai discepoli di Gesù che lo vollero imitare in ciò che appariva sempre più nettamente il vero segreto della sua vita e gli dissero un giorno: “Signore, insegnaci a pregare”.
La preghiera è stata il segreto del nostro fratello Pancrazio e la sua costante premura di giorno e di notte. Quando gli chiedevo: “Padre, ma a tuo giudizio, qual è la ragione di tante giovani vocazioni nella tua Fraternità?”, egli rispondeva prontamente: “La preghiera”. Io sono persuaso che avesse ragione, perché possiamo fare e dire tante cose in giro per il mondo, possiamo essere predicatori di grido o insegnare agli altri le alte e difficili cose della fede, ma non eserciteremo
attrazione verso nessuno, finché guardandoci, le persone non sentiranno nascere la nostalgia per Dio, incontrato faccia a faccia nell’intimità della preghiera.

Il suo legame con la Fraternità cappuccina
Padre Pancrazio ha tanto amato la Fraternità Francescana di Betania, l’ha amata e servita, ha speso la sua vita per realizzare ciò che il Signore gli ha via via ispirato, ma si è sempre sentito in tutto un frate minore cappuccino della Provincia di Puglia. Ha vissuto la sua presenza nella Fraternità di Betania come un servizio alla volontà di Dio, ma gli è costato non dimorare in un convento della nostra Provincia. Non ha mai voluto fare nulla fuori dall’obbedienza ai suoi superiori, e io so che, fino alla fine, ha amato la sua Provincia di appartenenza, pregando per essa e offrendo se stesso e la sua sofferenza degli ultimi tempi.
Ha partecipato, come gli era concesso dalle norme, ai Capitoli provinciali anche mentre era Ministro Generale della nuova Fraternità ed ha amato ricevere tutto ciò che scrivevano i nostri Ministri Provinciale e Generale. Ha sempre desiderato avere per confessore un fratello cappuccino, ha desiderato che noi frati dedicassimo periodicamente un tempo all’ascolto delle confessioni per i religiosi della Fraternità e ad ogni ricorrenza non ha mancato di invitare i frati a stargli vicino nelle celebrazioni e nella condivisione dei pasti. Difficile descrivere come brillavano i suoi occhi quando vedeva frati cappuccini a Terlizzi, e come era felice di sedere in refettorio con i giovani frati studenti del nostro convento di santa Fara.

Lo scriba sapiente che unisce il vecchio e il nuovo
Padre Pancrazio è stato un uomo dalla spiritualità “inclusiva”: ha riconosciuto il bello dovunque lo incontrasse e lo ha accolto nella sua vita e nel carisma della Fraternità che ha fondato.
Anzitutto ha saputo unire “cose nuove e cose antiche”. Per certi versi egli ha custodito elementi che forse oggi potrebbero sembrare “vecchi”: la preghiera comunitaria notturna quotidiana, il rosario completo ogni giorno recitato comunitariamente, una grande stima dell’abito religioso, la sobrietà riguardo ai mezzi di comunicazione, la pratica moderata del digiuno settimanale. Al contempo, tuttavia, ha accolto senza alcun problema tanti aspetti più “moderni e giovanili” della spiritualità, come un umorismo lieto e delicato, l’amore per il canto e per ogni genere di strumento musicale, la stima della cultura, la gioia dello stare insieme e, non per ultimo, la riproposta intuizione di una fraternità in cui uomini e donne vivono e lavorano insieme. Non dovrebbe sembrarci strano che tanti giovani siano attratti dalla Fraternità Francescana di Betania, che sembra contenere elementi di una religiosità che alcuni giudicano antica? Ma ecco l’ispirazione di padre Pancrazio: il vero è vero in ogni epoca, e lo stesso vale per il bello e il giusto e il santo, purché lo si viva con umanità e secondo lo stile del momento storico in cui questo va incarnato. Perciò mi piace dire che egli è stato come lo scriba di cui parla il Signore, che dal suo tesoro trae cose nuove e cose antiche. Ha avuto il grande coraggio di credere che ciò che valeva ieri vale ancora oggi, e non c’è nulla di strano che proprio i giovani siano entusiasmati da questa unione del bello di ieri col bello di oggi, nel vero che non conosce età né mode.
Oltre a unire il vecchio al nuovo, fra Pancrazio ha unito categorie da molti ritenute separate e per certi versi inconciliabili, come uomo e donna, laici e consacrati, matrimonio e vita religiosa. La sua comprensione della chiesa è quella del Concilio Vaticano II, una chiesa di comunione in cui l’insieme conta più di ogni singola categoria e in cui il primato del Cristo capo è tale da promuovere il contributo di ogni componente del suo corpo. L’idea di fra Pancrazio è sempre rimasta quella della “casa”, in cui tutti sono i benvenuti, e infatti nel carisma della sua Fraternità Francescana è
inclusa l’accoglienza verso di tutti. Sono stato molte volte a celebrare con loro la messa e a condividere i pasti, e ogni volta c’era tanta gente: giovani, famiglie, anziani, persone sane e persone ammalate, con i religiosi e le religiose della Fraternità. E tutto questo senza dimenticare i poveri, poiché ogni giorno a Terlizzi i fratelli e le sorelle preparano pranzo e cena per circa ottanta poveri e li servono a mensa tutti i giorni all’anno.

Esempio per un futuro
In molti si chiedono quale futuro possiamo pensare per la vita consacrata, ritenuta oggi fortemente in crisi. Da padre Pancrazio possiamo imparare molto, come ho cercato di evidenziare in questo breve ricordo. Ma desidero concludere dicendo qual è a mio avviso la cosa più importante, quella che poi ci riguarda singolarmente: non preoccupiamoci di cambiare il mondo o gli altri, ma soltanto di essere autentici e di fare bene le cose ordinarie della vita, nella fedeltà al nostro dono, il quale è la vocazione di ognuno. Non occorre altro, Dio cerca non persone con doti particolari, ma uomini e donne di integrità e di cuore, persone vere non solo all’apparenza ma nell’intimo della verità. Scegliamo di vivere nel timore di lui, prediligiamo la verità, che abbiamo udito “fin dal principio”, per dirlo con le parole care alla prima lettera di Giovanni, che stiamo ascoltando nella liturgia di questi giorni, e questo sarà sufficiente perché lo Spirito Santo ci usi con potenza per compiere la novità di Dio.
A tutti auguro una serena festa dell’Epifania, ma mi propongo di scrivere subito una circolare per indicare impegni e appuntamenti che ci attendono al principio di questo nuovo anno.

Milano, 3 Gennaio 2015
Memoria del santissimo nome di Gesù